gemini_generated_image_49x0vm49x0vm49x0

instagram
whatsapp

LE SPERIMENTAZIONI

(1974-1979) 

screenshot 2026-01-23 alle 21.26.18

... Balsamo capovolge la posizione del quadro, da fondale a schermo. La luce diviene la base espressiva della sua ricerca, non in quanto rappresentata, ma come germe attivo e operante. È quella luce in trasparenza che rende diafoni e timbrati i rossi e gli azzurri, che sospende come a mezz'aria 
i neri dei contorni delle figure geomatriche, che permette le sovrapposizioni dei toni diversi come velature. È questa stessa luce che attiva il dinamismo pacato della damiera minuta e orlata, assicura la  validità degli spazi vuoti come quella dei pieni, garantisce in controluce la spontaneità del colpo di pennello, incancellabile e irrepetibile come quella della pittura Zen. ...

Floriano De Santi

screenshot 2026-02-09 alle 14.42.15

PRIMA ASTRAZIONE

DAL 1974-1976 

La cosiddetta prima astrazione di Balsamo si configura come un momento di passaggio, in cui l’impianto cubista viene progressivamente svuotato della sua funzione rappresentativa. Se nelle opere precedenti la scomposizione della forma mantiene ancora un legame, seppur frammentato, con il dato reale, in questa fase il processo analitico si spinge oltre, fino a determinare la perdita di qualsiasi riconoscimento figurativo.
Il quadro non è più costruito a partire dall’oggetto, ma da una dinamica interna del segno e della memoria, in cui la struttura cubista sopravvive solo come traccia metodologica, non più come strumento descrittivo. L’immagine si emancipa così dal referente e diventa spazio di un’indagine interiore, affidata a un disegno quasi inconscio e a una composizione che nasce da un’esigenza profondamente introspettiva.
In questo senso, Memoria scomposta (1976) rappresenta un esempio emblematico: l’opera testimonia il momento in cui la scomposizione cubista si trasforma in frammentazione mentale, e la forma, definitivamente liberata dal reale, si offre come pura sedimentazione della memoria. 

Le opere riconducibili alla prima astrazione, Decomposizioni, Nebulose, Evocazioni 

appartengo e possono essere lettte come  un momento di intensa sperimentazione, fondamentale per la progressiva definizione del linguaggio espressivo che Balsamo avrebbe pienamente raggiunto solo pochi anni più tardi. Si tratta di lavori che nascono come terreno di ricerca personale, in cui l’artista mette alla prova soluzioni formali e strutturali, svincolate da qualsiasi necessità di restituzione al pubblico.
Non a caso, i dipinti appartenenti a questo periodo erano per lo più opere che il maestro conservava per sé, raramente destinate all’esposizione. Quadri-laboratorio, dunque, in cui la matrice cubista viene definitivamente superata e la perdita del riconoscibile diventa strumento di indagine, preludio a un linguaggio ormai autonomo e consapevole.

screenshot 2026-02-09 alle 14.42.15screenshot%202026-02-09%20alle%2014.46.30screenshot%202026-02-09%20alle%2014.42.15screenshot%202026-02-09%20alle%2014.42.02

LE DECOMPOSIZIONI

DAL 1975 - 1977

screenshot 2026-02-09 alle 10.53.52

Ma sono per Balsamo ancora anni di sperimentalismo, e infatti nel 1977 
eccolo proporre invece una dispersa definizione segnico-materica 
della intera superficie... ... Superficie materiche uniformemente 
nere ove affiora l'inserimento di frammenti oggettuali ed ulteriormente 
materici. Un passaggio qualitativamente rilevante nel lavoro di Balsamo. ...

Roma, giugno 1992, Enrico Crispolti

Gli anni 1975-1976 rappresentano, per così dire, un crocevia di ispirazioni e possibilità espressive, in cui confluiscono esperienze quali quella che porta alla realizzazione di Memoria scomposta , ma anche a sperimentazioni di altro genere: è una fase ricca di indagini e tentativi, in cui il maestro sembra trarre divertimento dall’uso della materia, corposa e lavorabile. Come ho accennato, esperienze come quella di Alberto Burri devono aver avuto un peso notevole nella sua riflessione e Balsamo ricorre così a superfici strappate, bruciate, combuste, e a materiali extrapittorici (sabbia, legno, fogli di carta), impiegati sulla tela tramite il collage, reticoli, collanti. Come Burri (che solo in senso lato può

essere considerato un esponente dell’Informale), del resto, anche Balsamo ha una formazione tanto varia da sfuggire a classificazioni e categorie univoche. Tramite la combustione del colore ad olio, più volte praticata, alcune opere di Balsamo trasmettono un’idea di dolore e, attraverso le lacerazioni della materia, richiamano alla mente ferite che attraversano l’anima e il pensiero, bruciando continuamente: esse sono il simbolo di un dolore personale e universale al contempo, che non può rimarginarsi. Vincenzo Balsamo,in un’intervista, dichiarò:

 

«Sono state opere di rottura e anche di denuncia contro il mondo circostante, dove il

consumismo sfrenato incominciava ad ‘inquinare’ con ogni sua forma ed espressione».

 

 

Tra gli esempi che sarebbe possibile citare, ritengo che uno dei più significativi sia Il tempo ferito (già del 1977): la base azzurra è attraversata da tracce di combustione; la fiamma lascia un segno evidente, che divora la tela in maniera violenta. È come se ci fossero delle piccole ferite al centro della tela e i colori, intensi, vanno dal rosso al giallo al rosa.

L’osservatore può guardare dentro le ferite, come se il quadro fosse costituito da più strati di pelle: allo stesso modo, nei quadri di Burri (ad esempio in Combustione, del 1964), è possibile vedere il colore sulla tela, sapientemente collocato in corrispondenza degli squarci della plastica combusta. La composizione è nell’insieme armoniosa e, nonostante le tracce del fuoco e i tagli, sembra quasi di sentire attutiti il dolore universale e il sentimento di insoddisfazione presenti in ciascuno di noi.

screenshot 2026-02-09 alle 10.53.52screenshot%202026-02-09%20alle%2011.03.19screenshot%202026-02-09%20alle%2011.07.06screenshot%202026-02-09%20alle%2011.06.40screenshot%202026-02-09%20alle%2011.07.38screenshot%202026-02-09%20alle%2011.08.01