








“Nelle mie opere c’è sempre una parte di me: un sogno, un pensiero passato o presente, una canzone o una musica sia essa classica o moderna. Le mie origini mediterranee danno origine alla luce, il segno nero a suddividere le campiture forse ha una valenza più interiore, mistica e filosofica, che viene come per incanto e magia. È difficile da spiegare a parole, ma è come se la mia mano fosse guidata da una volontà superiore. Voglio dire che quando inizio a dipingere entro in simbiosi con l’opera, tutto il resto del mondo circostante mi è estraneo”


"In questa pittura di Balsamo che io vedo per la prima volta, c’è la misura di normali
indagini, questa attenzione dei sentimenti, che malgrado tutto sono ancora dell’uomo.
C’è l’attenzione di uno che guarda ancora come sono veramente le cose, e non come chi
se le immagina senza neanche farci caso"
G. OMICCIOLI

"Balsamo esercita tutta la propria capacità espressiva di variare sottilmente di quadro in quadro, con un rigoroso controllo sulla tessitura cromatica e inseguendo un punto di tensione dove non esiste più orizzontale e verticale, natura e storia, ma un tracciato di segni che organizzati su un ideale pentagramma, scrivono una precisa partitura dove gli archi indubbiamente sovrastano gli ottoni. In tal modo si ripristina quella capacità di comunicazione che consente un approccio più schietto a questa pittura, sottraendola all'aspetto elitario che la lettura affrettata potrebbe suggerire"
V. APULEO
OPERA DEL MESE


"Chissà cosa vedremo noi che pensiamo ai blu, ai rossi, ai gialli ed alle terre come colori puri, semplici; chissà cosa vedremo perché le varianti in colore sono infinite, ma soprattutto sono ancora infinite la passione e la fantasia di Vincenzo Balsamo, pittore ed artista che nel colore e con il colore ha trovato un linguaggio inconsueto e straordinariamente esplicito e suggestivo "
G.MONTINI

«Si poggiano brevi come timorose del guizzo di grazia, macerano il colore anziché
eccitarlo, sfibrano la materia in continue rinunce, in temperature rattenute, in emozioni
filtrate e mediate fino all’estraneità»
V. RIVOSECCHI