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ASTRATTISMO 

LIRICO 

[...]più di ogni altra cosa il gesto pittorico di Balsamo è un gesto di proiezione intellettuale, 
una radiografia dei momenti fondamentali della storia dell'arte[...] [...] E inoltre concettualizza che,almeno nel caso di Vincenzo Balsamo, tutto questo mondo pittorico fenomenico del suo linguaggio, tutta la sua sintassi figurativa e la sua architettura reticolare, nella sua dinamica variabilità siallaccia con e si muove dalla "luce", ciò che qui può essere visto come lo spirito creativo delle opere. [...]l'opera di Vincenzo Balsamo ravviva i segni di una memoria storico collettiva, e ce li consegna,come materiale da trasformare, come elementi che possono tornare utili[...] [...] una sorta di arricchimento nel percorso di ricerca della pittura come "lingua". [...] 

Demosthenes Davvetas

(tratto da: D. Davvetas, Vincenzo Balsamo, catalogo della mostra al Decouvertes di Parigi, 1994, ed G. Corbelli)

tra cielo e terra.jpeg

 

«Negli anni novanta ho riscoperto il segreto della luce. La luce è vita. Con la luce

trovo stimoli inediti e intimistici. La luminescenza mi permette di entrare nelle mie opere

attraverso una totale partecipazione di me stesso. Anche i colori, spesso, sono legati alla

luce».

 

V.Balsamo 

 

 

 

 

 

Dopo le fasi che ho sopra descritto e gli oltre trent’anni di sperimentazione, studio e analisi, Vincenzo Balsamo trova infine un modo nuovo e assoluto di comunicare la parte più intima e segreta del suo vero essere. Egli scopre – e lascia che gli osservatori scoprano a loro volta – che questa nuova strada è la più giusta in termini espressivi, poiché è la più intima, emersa solo dopo un lungo percorso fatto di tentativi, esperienze ed esiti vari. Questa fase, definita ‘astrattismo lirico’, è secondo me la più alta di tutta la sua carrierapittorica: prendendo le distanze da un astrattismo di tipo geometrico, più freddo e calcolato, ci spinge verso una realtà fatta di segni, suoni e colori, nonché di evocazioni e suggestioni.Non è un caso che, proprio in questi ultimi anni, Balsamo volga uno sguardo attento ad uno dei più grandi esponenti dell’astrattismo, Kandinskij, .Quest’ultimo era solito proporre e basare la propria riflessione su un’unione e unacollaborazione sinestetica tra pittura e musica: la melodia diviene parte integrante dell’esperienza pittorica, che si libera così dal contenuto per divenire forma e Bellezza pura.Balsamo, richiamando queste teorie, aggiunge all’elemento coloristico un valore evocativo e personale, facendo della tela uno spazio dove, dopo una lunga e accurata preparazione tramite fitti reticoli e spugnatura, è possibile scrivere, tracciando un segno che traduce in forma assolutamente individuale storie autentiche e profondamente sentite. Ciò – e qui si concretizza maggiormente il richiamo a Kandinskij – va di pari passo con la liricità e la musicalità delle sensazioni ed è proprio il colore a giocare un ruolo di primo piano in tal senso, poiché, tra i sorprendenti accostamenti di sfumature, luci e ombre, l’interiorità dell’artista si fa visibile e assume quasi una valenza

universale. Giudico particolarmente significativa un’affermazione di Balsamo, che esplicita il nesso tra pittura e musica, nonché tra arte e interiorità: «La superficie pittorica è la fine di questi miei sentimenti e il pennello il mezzo, così come lonstrumento per un musicista con i suoi spartiti».

 

Nelle opere successive al 1987, la tela di Balsamo smette di essere una semplice superficie per farsi rito: una preparazione lenta, silenziosa, un’architettura di fasi elaborate che precede il colore. È qui che nasce il segno, un intreccio fittissimo di linee verticali e oblique che ricorda la trama vibrante dei Reticoli di Piero Dorazio; una rete di segni che, pur scomparendo pian piano col passare degli anni sotto un gioco più omogeneo di luci, resta il respiro invisibile e il presupposto fondamentale di ogni composizione. In questo universo, il blu non è solo un colore, ma una marea che inonda lo spazio, come nell'opera Note vibranti… nell’aria stasera del 2014, dove la superficie pittorica azzera le coordinate del tempo e immerge lo spettatore in un mondo parallelo, fatto di sogni che prendono forma.È una poetica che dialoga idealmente con quella di Joan Mirò: entrambi, seppur con voci diverse, hanno cercato nel blu il varco per universi svincolati dalla realtà. Ma se in Mirò il segno è gioco e infanzia, in Balsamo il sogno si fa struttura complessa, crescendo insieme alla sua esperienza e trasformandosi in un alfabeto minuzioso e fitto. Negli anni Novanta, l’artista scopre il "segreto della luce", quella luminescenza interiore che permette una partecipazione totale dell'anima all'opera, trasformando ogni quadro in un frammento di vita pulsante. Le sue storie, un tempo brevi sussurri, diventano racconti fantastici e intriganti, pagine di un diario intimo dove il colore è legato indissolubilmente alla luce. In opere come Attimo di poesia del 2009, il reticolo strutturale si dissolve definitivamente in una sinfonia di sfumature azzurre: qui Balsamo continua a sognare a occhi aperti davanti al cavalletto, invitando chi guarda a perdersi fiducioso in una realtà sconosciuta, capace di abbracciare e consolare attraverso l'eterno binomio tra il sogno e il segno.