

NEBULOSE 1976/1978
«L’arrivo delle ‘nebulose’ del ’70 è più che naturale. Questo fitto mosaico di segni e
di colori traduce in tono astratto un’immagine onirica, in evocazione di profondità
misterica quelle stesse visioni di suggestione lirica, che i paesaggi di qualche anno
prima volevano articolare, comporre come un momento di uno spettacolo terrestre»
R.Bertoni
«Con le cosidette Nebulose si apre un altro interessante capitolo del percorso artistico del Maestro in cui la pittura si fa più morbida e le ferite degli anni precedenti appaiono in parte ricomposte sulla tela e sull'animo.Il termine allude al mistero di una realtà lontana, di galassie irraggiungibili, di un universo distante e di un 'atmosfera sognante, che in parte genera timore e in parte affascina»
G.Balsamo
Con le cosiddette nebulose si apre un nuovo e significativo capitolo del percorso artistico di Vincenzo Balsamo, nel quale la pittura assume caratteri più morbidi e le tensioni degli anni precedenti appaiono in parte ricomposte, tanto sulla tela quanto sul piano interiore. Anche in questa fase, tuttavia, l’elemento dominante resta la sperimentazione, mentre il colore blu continua a rivestire un ruolo centrale.
Il termine nebulose rimanda al mistero di una realtà lontana e inafferrabile: galassie irraggiungibili, universi distanti, atmosfere sospese e sognanti che, al tempo stesso, affascinano e inquietano. Come osservato da diversi critici, e come sottolinea Renzo Bertoni, queste opere sembrano emergere da un processo psichico e immaginativo spontaneo, che si proietta direttamente sulla superficie pittorica. L’artista utilizza i pennarelli per generare sequenze potenzialmente infinite e casuali di cerchi, secondo una logica pienamente astratta.
Le nebulose si configurano così come evocazioni visive di veri e propri sogni a occhi aperti. Il richiamo a sensazioni molteplici attraversa l’intero dipinto seguendo direzioni diverse, inducendo l’osservatore a smarrire il senso dell’orientamento, dello spazio e delle proporzioni. Da queste tensioni interne all’opera nasce la percezione di un mondo in continuo mutamento. In tal senso, Floriano De Santis ha efficacemente descritto la texture delle nebulose come «un gomitolo che scorre via nel vuoto».
Tra le opere più rappresentative di questa stagione creativa si colloca, a mio avviso, Nebulosa in blu (1977). Il dipinto si presenta come un fitto aggrovigliarsi di cerchi che si sovrappongono, si intersecano e si urtano, dando origine a una pluralità di microcosmi. Attraverso il carattere polisemico del blu, tali microcosmi si fanno specchio tanto della complessità emotiva dell’artista quanto del carattere multiforme della realtà stessa

Nebulosa in Blu, 1977

EVOCAZIONI
1978/79
[...] Se la poetica del' art autre porta alle estreme conseguenze l'assunto
di una dimensione esistenziale dello spazio a temporalità, il sentimento del
tempo già passa come una lenta corrente, con i suoi affiorati detriti, attraverso il
ciclo "Le evocazioni" che Balsamo dipinge con l'aiuto dell'aerografo)[...] Fra il fondo del
quadro e la matassa dei segni non c'è apparentemente alcun rapporto; anzi, il fondo è
esso stesso figura cromatica, ma tra il fondo e i motivi segnici s'interfoliano come
delle lamine di luce, come degli spessori di nebbia, o delle ombre vaganti e
rettrattili, umide dopo la pioggia, ma fra le cui stille s'insinua il sole. [...]
Floriano De Santi
Negli anni 1978–1979 si definisce una nuova stagione pittorica e, dunque, un’ulteriore tappa di quel processo che lo stesso Balsamo definì, in un’intervista, di “crescita artistica”. La luce, che diventerà – come si vedrà in seguito – protagonista indiscussa delle opere prodotte negli anni Novanta, inizia già in questa fase a filtrare tra le pieghe del disegno, insinuandosi progressivamente nella composizione e assumendo un ruolo sempre più rilevante.
Nei lavori di questi anni, generalmente molto introspettivi e personali, Balsamo utilizza spesso l’aerografo, una sorta di aereo-penna che consente di nebulizzare i colori ad olio attraverso l’aria, creando effetti nuovi, luminosi e delicati. Come già in passato, l’artista applica sulla tela materiali e oggetti extra-pittorici – fili, legno, elementi di uso quotidiano – le cui forme, geometriche e non, proiettano ombre e sembrano alludere a sentimenti, idee e pensieri riconducibili a un universo surreale.
Il termine Evocazioni rimanda, del resto, proprio alla traccia o all’impronta indiretta di un ricordo, di qualcosa che è passato sulla tela lasciando un segno, percepibile più per assenza che per presenza, tra luci e ombre. La ricerca di tracce mnemoniche si conferma così come una costante della produzione di Balsamo, che in questa fase si manifesta con particolare evidenza.
Nel 1978, nel dipinto Senza titolo, Balsamo torna a lavorare sul colore blu, che assume un carattere quasi ipnotico. In una dimensione sospesa tra reale e surreale, un filo luminoso – creato indirettamente dall’artista grazie all’uso dell’aerografo – attraversa liberamente la superficie pittorica e sembra avvolgere la tela, guidando lo sguardo dell’osservatore e generando una percezione dinamica dello spazio. La luce non definisce forme riconoscibili, ma agisce come elemento evocativo, capace di suggerire un percorso interiore e di trasformare la composizione in un luogo mentale, instabile e aperto al mutamento.


SECONDA ASTRAZIONE
1980/1987
[...] Adoperando i mezzi espressivi della pittura con assoluta libertà, l'artista compie una Catalogazione di dati con la precisa funzione di stabilire un contatto privato, prima ancora che estetico, reso dinamico dalle rapidità degli spostamenti ottico-prospettici, nel desiderio di un rapporto dialettico in cui l'elemento significativo, cioè l'uomo, continui ad essere presente anche se fisicamente assente. È ciò ottiene per via di un processo accrescitivo della forma al cui interno, come il fluire DI i un respiro, l'immagine sfuggente crea singolari sospensive nel cui ambito matura il suo
percorso di conoscenza. [...]
Vito Apuleo
È proprio attraverso queste sperimentazioni che Balsamo giunge, all’inizio degli anni Ottanta, alla definizione della cosiddetta Seconda astrazione (1980–1987). In essa, l’artista recupera consapevolmente il linguaggio astratto e cubista delle origini, rielaborandolo alla luce delle esperienze maturate negli anni precedenti. Il ritorno alla struttura non implica un arretramento, ma segna piuttosto un momento di sintesi e di bilancio: i segni del passato vengono ripresi e trasformati, mentre lo sguardo sulla dimensione interiore si fa più maturo, articolato e complesso, dando origine a una pittura in cui memoria, sperimentazione e forma trovano un nuovo equilibrio.
È proprio a partire da questo equilibrio ritrovato che, di lì a poco, prenderà forma il linguaggio più autentico e personale dell’artista. Le ricerche condotte negli anni precedenti confluiscono infatti in una visione ormai consapevole, in cui ogni elemento – segno, colore, luce e struttura – trova una collocazione necessaria e coerente. La Seconda astrazione si configura così come una soglia: non un punto di arrivo definitivo, ma il momento preparatorio in cui Balsamo mette a sistema il proprio percorso, aprendo la strada alla piena maturità espressiva che caratterizzerà la sua produzione successiva.


